martedì 20 ottobre 2009

letteratura&co.

IL CULATELLO DI ZIBELLO NELLA LETTERATURA

Del Culatello di Zibello la cui prima citazione esplicita viene ritrovata in un documento emanato dal Comune di Parma nel 1735, numerosi poeti, scrittori e giornalisti hanno dedicato ,sotto forma epistolare, narrativa o giornalistica, inni al culatello: ne abbiamo estrapolato alcuni:
"Carissimo Bozzi, ti farò sorridere: io sono cupidissimo amatore del parmense culatello ( con un T o con due?). Esausto dalla malinconia operosa, dianzi sentivo i morsi della fame; e anche sentivo la struttura delle costole travagliata come il più fiero dei tuoi pezzi d’argento, e pativo nella bocca dello stomaco il rostro di una delle Tue Aquile vendicatrici. Mentre gridavo non senza ferocia : "Subito, subito, tre fette di culat(t)ello". La donna appariva coi tuoi pacchi preziosi. Il più grande aveva la forma conica della compatta cosa di fibra rossa e salata. O Fratelmio,….l’allucinazione della fame m’ha strappato un grido di riconoscenza e di felicità: "Brozzi ! Un Culatello! E come ci ha pensato?….
Pongo le mani sul pacco e sento eroico il becco dell’Aquila. Ti confesso che per un così bello e potente raggio di arte vera, ho dimenticato la delizia gioiosa. La donna di servizio, la Milia, potrà confermarti l’esattezza del mio racconto. Interrogala. Fin d’ora ti son grato del profondo pasto che porti al mio spirito (…) Perdona al delirio del Famelico in bellezza"

GABRIELE D’ANNUNZIO
( lettera a Renato Brozzi, 30 giugno 1891)
….Entra la padrona e ci serve Culatello, tortelli, anguille fritte ed una torta squisita e forse di origine viennese, e si comincia a parlare di cibi, del Culatello che matura solo in questo quadrato con centro a Zibello, dove l’aria del Po è spessa e umida, buona per le muffe che conservano buona la carne priva di grasso.

GIORGIO BOCCA
(Il Giorno, 18 novembre 1962)
Culatello e anolini mi hanno deliziato, ma perseguitato con il loro lessico un po’ equivoco: se andavo da amici in un’altra città mi sfottevano: "Cosa c’è ma mangiare a Parma?" Dai, ripetilo forte: culatello ed anolini. Dovete essere tutti culi da queste parti.

LUCA GOLDONI
(Corriere della Sera, 8 novembre 1986)
…..Ho in mente un favoloso ristorante nella cui ala cercai rifugio dopo la parentesi sublime (Duomo e Battistero). Franai, pesavo molto, su una sedia che avrei preferito trovare impagliata di falasco. Mi sottrassi dapprima al Lambrusco per goffa leziosaggine. Un Culatello fresco di taglio rosseggiava, invitante, come un prezioso marmo di Verona.

GIANNI BRERA
(La repubblica, 20 gennaio 1990)
……E da morto crematemi e per favore spargete le mie ceneri nelle anse del Po per reincarnarmi per sempre tra le giunchiglie ed i pioppi, fra le nebbie e la sabbia e dove il Culatello ha eletto il suo regno.

salumi&co.

Dammi un Po di Culatello

di Lucio Mazzi
Con le gambe traballanti, ci si avventura per la passerella che collega la riva del Po alla barca che ci porterà ad esplorarne un tratto. Le gambe traballano per le abbondanti quanto rustiche libagioni che ci hanno tenuto occupati fino a dieci minuti prima. Arrivati sotto la tettoia di un capanno sull'argine del grande fiume, in quel di Polesine Parmense, siamo stati accolti da scaglie di grana e salame, in attesa del via ufficiale alle libagioni. Il motivo per cui, giornalisti ed operatori turistici, ci siamo trovati lì in un torrido mezzogiorno di giugno, era anche serio: esplorare l'ipotetica "Strada del Culatello" (in pieno territorio di produzione di questa delizia si trova Polesine Parmense), una via che si snoda per terra e per acqua lungo il Po. Ma prima, come detto, tutti a tavola, passandosi le acquadelle sottaceto, spicchi di frittata alle erbe e salumi vari; gustando ottime quanto sorprendenti tagliatelle alle foglie di pioppo e acacia, ortica e prezzemolo; facendo onore ad un lambrusco onesto e senza fronzoli; concludendo con una crostata che poteva essere uscita solo dal vecchio forno di casa di qualche mamma locale. Poi, il satollo dopopranzo sul tetto del barcone. Schiantati dal sole, cedendo, molti, alla tentazione di liberarsi di qualsiasi indumento fino al limite imposto dalla più permissiva norma di polizia fluviale. E poi i racconti su e giù per sapori, climi ed emozioni del presidente del Consorzio del Culatello Massimo Spigaroli, scorrendo tra le rive un po' caraibiche e un po' ferraresi del fiume sonnacchioso. Due ore sotto a quel sole sgarbato (ma non ancora spietato) che solo queste campagne sanno imporre, per poi ritornare a riva e prepararsi ad una cena di gala in onore di S.M. Culatello Unico, anni luce lontana dai nostri vestiti da campagna, dalle nostre facce scottate dal sole e dalla pigrizia che, ormai, aveva abbattuto anche la più pervicace delle zanzare locali.

sabato 17 ottobre 2009

cous cous&co.

cous cous arrostito

Acquistiamo una confezione di cous cous e seguiamo le istruzioni per la cottura.Prendiamo delle zucchine,le tagliamo a rondelle,una cipolla di tropea e la tagliamo a rondelle sottili,dei peperoni,privati della pelle,e li tagliamo a cubetti,dei pomodori,privati della pelle e semi,e li tagliamo a striscioline,il tutto ovviamente nelle quantità desiderate,ed arrostiamo i nostri ingrediente su una griglia.Appena il cous cous e le verdure sono pronte,in una ciotola versiamo il cous sous,aggiungiamo le verdure,delle olive taggiasche sminuzzate,del formaggio feta sgranato a mano,un filo d'olio,delle foglie di basilico spezzettate e amalgamiamo il tutto,appena raffreddato il composto possiamo mangiarlo.

news&co.

Borgogna: tutti nudi per protesta

713 persone di ogni età, uomini e donne, hanno posato ieri completamente nudi fra le vigne della Borgogna per il fotografo americano Spencer Tunick. Ad organizzare l’evento è stata Greenpeace per protestare contro i mutamenti del clima e i danni alla viticoltura. ''Quello che state facendo - ha detto ai 713 volonta riuniti nei vigneti di Fuisse', vicino a Macon, il direttore generale di Greenpeace France, Pascal Husting - è a metà strada fra un'opera d'arte e una mobilitazione civile, state scrivendo la storia''. Secondo Greenpeace, i vigneti della Borgogna sono particolarmente esposti ad eventi causati dal riscaldamento del pianeta, dai continui record di alte temperature alla grandine. ''Qui - ha detto Husting - siamo di fronte alla massima espressione del concetto di vigneto. Il terreno e il clima sono importantissimi e ogni minima mutazione a livello delle temperature provochera' catastrofi perche' non ci sara' piu' quella finezza dell'aroma rinomata in tutto il mondo.''Della performance di Tunik parlano oggi molti giornali di tutto il mondo.

eventi&co.

festival del cous cous

Il Cous Cous Fest è il Festival internazionale dell’integrazione culturale, un importante appuntamento che si rinnova da undici anni, coinvolgendo nella sua atmosfera festosa tutti i paesi dell’area euro-mediterranea e non solo. La manifestazione, in programma a San Vito Lo Capo dal 22 al 27 settembre 2009, giunge quest’anno alla sua dodicesima edizione, con un programma fittissimo. Protagonista indiscusso dell’evento è il cous cous, piatto ricco di storia ed elemento di sintesi tra culture, simbolo di apertura, meticciato e contaminazione. Il tutto nella splendida cornice di questo borgo marinaro che con il suo clima caldo, il suo mare cristallino e la bellezza delle sue spiagge è la location ideale per prolungare un altro po’ il piacevole relax delle vacanze estive. La manifestazione è un’occasione di festa, fatta di sapori, sfide gastronomiche tra grandi chef, momenti di approfondimento e spettacoli che vedranno alternarsi sul palco del Cous Cous Fest numerosi artisti di fama internazionale
http://www.couscousfest.it/

venerdì 16 ottobre 2009

vini&co.

il pecorino

Il pecorino è un vitigno a bacca bianca, di antica diffusione in Abruzzo. Sull’origine di questa varietà non è stata fatta molta chiarezza, le prime tracce bibliografiche del pecorino risalgono al tempo di Catone il Censore che lo classificava, insieme con altri vitigni (il Greco di Tufo, il Grechetto e il Pignoletto), nel gruppo delle aminee. Questo gruppo di vitigni prende il nome dal popolo degli Ammei, originari della Tessaglia, i quali nelle loro migrazioni portarono questi vitigni nella nostra penisola. Plinio scriveva in merito "il vino delle Aminee è poco duro, si conserva bene e migliora con l’invecchiamento". Il bollettino ampelografico di Stato del 1875 (fascicolo II) descrive il pecorino come "vitigno che da tempo si coltiva a vigna nei luoghi del medio adriatico, fra le viti di questi luoghi è quello che da il frutto più precocemente maturo".Alla fine degli anni ’80 del pecorino si erano perse le tracce, erano presenti solo alcune piante nel teramano e nella provincia dell’Aquila. Oggi grazie ad un lavoro di recupero e di selezione e all’audacia di pochi viticoltori cominciano ad essere disponibili i primi vini.Giallo paglierino luminoso. All’olfatto è piacevole, intenso, raffinato, con sentori di frutta esotica, agrumi, fiori d’acacia e gelsomino. In bocca prevale la freschezza che esalta le caratteristiche degli aromi varietali. Equilibrato, con finale buono che ricorda la frutta matura.La raccolta avviene generalmente nella prima decade di settembre,modificando di qualche giorno la raccolta si riesce ad esaltare freschezza o struttura.Si abbina perfettamente con carni bianche,formaggi freschi e piatti leggeri di pesce.

cioccolato&co.

la storia del cioccolato


L’avventura del cioccolato inizia in America, talmente tanto tempo fa che ancora questo continente non portava il suo nome attuale. Nell’umidità costante del clima messicano, un piccolo albero produceva i suoi frutti simili a zucche contornati dalle foglie di colore verde scuro: la pianta del cacao. E’ grazie agli insetti ed agli altri animali che si cibavano di questi frutti se queste piante si estesero oltre i confini del Messico per arrivare sino all’attuale Guyana del sud: nutrendosi del frutto, infatti, trasportavano via anche i suoi semi così permettendo alla terra di far nascere sempre più alberi di cacao. Presto, anche l’uomo si accorse della bontà di tale frutto ed iniziarono così a diffondersi le piantagioni. I primi agricoltori che iniziarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya. Tale civiltà risale a circa duemila anni prima della scoperta dell’America. Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l’inizio della storia del cioccolato. La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya: Hunahpu. La storia ci riporta che il frutto di tale pianta era considerato talmente prezioso che era utilizzato anche come moneta presso la popolazione Maya. Intorno al X secolo, avvolto dal mistero, si assiste alla distruzione di questa grande civiltà. Presto la tribù dei Toltechi, proveniente dal nord, si stabilì in questa regione. La capitale fu scelta nella città di Tollan (oggi identificata nella città di Tula, a nord di Città del Messico); il re, un uomo di pace, Topiltzin Quetzalcoàtl (Serpente Piumato), fu costretto da violente pressioni interne a fuggire a sud sino alla città di Chichèn, una città Maya nella penisola dello Yucatàn. Presto il re venne divinizzato entrando così a far parte della mitologia azteca.
Il tesoro del Dio Quetzalcoàtl La mitologia narra che il Dio possedesse un immenso tesoro composto da “tutte le ricchezze del mondo, oro e argento, pietre verdi chiamate chalchiuitl ed altri oggetti preziosi, come una grande abbondanza di alberi di cacao di diversi colori”. La leggenda narra che, quando Quetzalcoàtl era ancora un re, a causa di una grave malattia che lo aveva colpito, venne spinto a bere una pozione che gli avrebbe ridato la salute ed invece lo portò alla pazzia: fuggì verso il mare dove trovò una zattera di serpenti intrecciati e si allontanò scomparendo nel mistero. Prima di partire però, Quetzalcoàtl promise che avrebbe fatto ritorno per riprendersi il suo regno nell’anno posto sotto il segno del “Ce-acatl”.Secoli più tardi, nel 1519, anno sotto il segno del “Ce-acatl”, una grande nave carica di uomini con scintillanti armature come scaglie di serpente ed elmetti piumati, fece la sua comparsa vicino alla costa orientale del regno azteco.
Immediatamente l’imperatore Montezuma credette alla profezia ed accolse pacificamente quella nave pronto a restituire il regno al Dio Quetzalcoàtl.Sul battello però non vi era il Dio azteco ma un conquistatore spagnolo: Hernàn Cortès. Vennero offerti molti doni quali oro, argento, pietre preziose, schiave e… cesti pieni di semi di cacao. I conquistatori diedero inizio all’espansione della conoscenza del cioccolato in tutti i continenti purtroppo però… distrussero una delle più brillanti civiltà della storia.